Artisti / Matteo Cossu / Sonate for violin and piano No.1 in F minor Op. 80 No.2 in D major Op.94a
Matteo Cossu - Bruno Canino
Prokof'ev

Sonate for violin and piano No.1 in F minor Op. 80 No.2 in D major Op.94a


Sonate for violin and piano No.1 in F minor Op. 80  No.2 in D major Op.94a
Matteo Cossu - Bruno Canino
Prokof'ev

Sonate for violin and piano No.1 in F minor Op. 80 No.2 in D major Op.94a



L'album

Sergej Prokof'ev Sonate per violino e pianoforte n. 1 e 2

“A diciannove anni il giovane David Oistrakh si prese un bel cicchetto proprio da Prokof'ev che in seguito diventerà suo grande amico, partner e collaboratore nella stesura delle Sonate per violino e pianoforte. Ad un ricevimento ufficiale eseguì lo Scherzo del Primo Concerto per Violino di Prokof'ev, lavoro che Oistrakh aveva presentato al suo esame di diploma l'anno precedente. Il compositore, visibilmente irritato, andò al pianoforte e spiegò al violinista il modo in cui il brano sarebbe dovuto essere eseguito” (Cantù, David Oistrakh, Lo splendore della coerenza, Zecchini Editore, 2009, p.2). Proprio da questo incontro, avvenuto negli anni più terribili del regime staliniano, iniziò la collaborazione tra i due grandi musicisti che si influenzarono vicendevolmente; da una parte Prokof'ev autoritario, amante dei contrasti timbrici e dei tempi brillanti, dall'altra Oistrakh, posato, espressivo, dotato di una perizia tecnica forse all'epoca unica al mondo. Ed è attraverso questa concertazione che la Sonata n. 1 per violino e pianoforte in Fa minore op. 80 viene concepita. Già con l'Andante assai ci si rende conto della novità stilistica; la Sonata si apre con una lugubre melodia del pianoforte a cui risponde il violino prima nel registro grave, poi con bicordi di diverse sfumature dinamiche. Per dare un colore ancora più spettrale Prokof'ev impone l'uso della sordina nelle veloci scale di biscrome del violino, che il pianoforte sottolinea con accordi dall'armonia misteriosa che echeggiano la Battaglia del Lago Ghiacciato da Aleksandr Nevskij. L'Allegro Brusco è emblematico delle composizioni più fragorose del suo autore; accordi dissonanti, sonorità taglienti, contrasti metrici interpretano una sorta di “lotta” tra i due strumenti, che termina con due virtuosistiche scale del violino. Il momento più lirico della Sonata è l'Andante, in cui ritorna l'indicazione della sordina per quanto riguarda il violino. Le sonorità vellutate dei due strumenti, la dolcezza della melodia e le modulazioni evocano ancora una volta uno dei brani più belli di Nevskij, questa volta la Cantata eseguita dal mezzosoprano dopo la battaglia. L'Allegrissimo esordisce in uno spumeggiante Fa maggiore che in virtù dell'originalità del ritmo, alternanza di 5/8, 7/8 e 8/8, ricorda il folklore di una festa popolare russa. Dopo passaggi di virtuosismo che i due strumenti si scambiano senza soluzione di continuità ritorna la tonalità iniziale di Fa minore, con una ripresa delle scale di biscroma del violino con la sordina e degli accordi del pianoforte. La Sonata si conclude nel registro scuro ed è proprio in virtù di questa profondità che Oistrakh e Richter scelsero di eseguirla alle esequie di Prokof'ev, passate in secondo piano in quando la morte del compositore avvenne per ironia della sorte lo stesso giorno di quella di Stalin.
Completamente diversa nello stile è la Sonata per violino e pianoforte n. 2 in re maggiore, op. 94a. Si tratta infatti di una sorta di revisione della Sonata per flauto e pianoforte in Re maggiore così tanto amata da Oistrakh da indurlo a spingere Prokof'ev a curare un adattamento per violino. L'impianto è da subito più classico rispetto al lavoro precedente; il Moderato è in chiara forma sonata con due temi melodici e sonorità che solamente nello sviluppo raggiungono il forte, mentre nello Scherzo di grande velocità il violino eredita dal flauto la grande difficoltà di passare tra i vari registri incalzato dai persistenti arpeggi del pianoforte. Il raffinato lirismo di Prokof'ev torna del Moderato scritto per entrambi gli strumenti nel registro medio, caratterizzato da dinamiche soffuse e delicate modulazioni. L'Allegro con brio finale è improntato ad evidenziare al massimo virtuosismo e musicalità; se la prima parte è in un luminoso Re maggiore, dopo un ponte modulante del pianoforte il violino esegue un morbido tema in Fa maggiore che viene riproposto più appassionatamente in La bemolle maggiore. Dopo questo episodio di intensa musicalità torna il Re maggiore con dopo un travolgente crescendo risolve in un finale di grande brillantezza.

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Discografia
Matteo Cossu
L'artista

Matteo Cossu

Si è diplomato presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia sotto la guida di Georg Mönch. Prosegue la formazione musicale con Carlo Maria Parazzoli e si perfeziona presso l’Accademia nazionale di Santa Cecilia conseguendo i diplomi in violino e in musica d'insieme; ha ottenuto presso l’Accademia pianistica “Incontri col Maestro” di Imola il Master in musica da camera. Ha seguito come allievo effettivo corsi presso il Mozarteum di Salisburgo, l’Académie de musique Tibor Varga di Sion, il Campus internazionale di musica di Sermoneta, l’Accademia Chigiana di Siena. Ha tenuto recitals per violino e pianoforte negli Istituti Italiani di Cultura di Vienna, Sydney e Hong Kong, esibendosi anche ad Hamilton (Nuova Zelanda), Valencia, Sao Luis e Florianopolis (Brasile), New York, Beringen (Belgio), Bangkok. Come solista collabora stabilmente con l'orchestra da camera Concerto barocco di Roma; ha suonato a Toluca il Concerto per Violino e orchestra n. 2 di Béla Bartók con l'Orquestra Sinfónica del Estado de México, il Concerto per Violino e orchestra in Re maggiore op. 61 di Beethoven con la Vratza State Philharmonic, l'Orchestra Sinfonica di Pazardjik (Bulgaria) e per il Fondi Music Festival 2018, la Campanella di Paganini e la Fantasia sulla Carmen di Sarasate con la Filharmonia Kaliska (Polonia). Ha inciso per la Casa Discografica Movimento Classical i seguenti CD: “Fuoco Italiano” con musiche di Corelli, Paganini e Bazzini; un album dedicato a Giuseppe Tartini con l’Arte dell’arco e il Trillo del diavolo; “Per Violino solo” con musiche di Bach, Locatelli, Paganini, Kreisler, Maderna e Cacciola; “Novecento per Violino solo” con musiche di Enescu, Prokof’ev, Hindemith e Petrassi.
Parallelamente all'attività di strumentista si è laureato sotto la guida del prof. Franco Carlo Ricci presso l'Università della Tuscia di Viterbo. Successivamente ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in musicologia il presso l’Università degli Studi di Pavia, dopo aver vinto una borsa di studio triennale.
Ha pubblicato il libro Prokof'ev incontra Eisenstein. Le musiche per Alexandr Nevskij tratto dalla tesi di laurea specialistica e i saggi Oltre Torrefranca. Riscontri tartiniani nel contesto del Classicismo viennese, Conflittualità e innovazione nel Concerto per violino di Alban Berg e Le edizioni del Novecento de l'Arte dell'arco di Tartini (Studi Musicali). Collabora con il Centro Studi Tartiniano per cui sta curando la prima edizione critica dell'Arte dell'arco, in vista della pubblicazione dell'Opera Omnia di Giuseppe Tartini.

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Bruno Canino
L'artista

Bruno Canino

Allievo di Vincenzo Vitale e di Enzo Calace per il pianoforte, e di Bruno Bettinelli per la composizione, presso i conservatori di Napoli e di Milano, si è distinto nei concorsi internazionali di Bolzano ("Ferruccio Busoni") e di Darmstadt alla fine degli anni cinquanta. Ha iniziato poi una lunga carriera di concertista e camerista in tutto il mondo, durante la quale ha collaborato con artisti come Cathy Berberian, Severino Gazzelloni, Itzhak Perlman, Salvatore Accardo, Uto Ughi, András Schiff e Viktoria Mullova. Da diversi anni suona in duo pianistico con Antonio Ballista ; ha fatto parte per trent'anni del Trio di Milano Si è dedicato in modo particolare alla musica contemporanea, lavorando, fra gli altri, con Pierre Boulez, Luciano Berio, Karlheinz Stockhausen, György Ligeti, Bruno Maderna, Luigi Nono, Sylvano Bussotti, di cui spesso ha eseguito opere in prima esecuzione. Ha suonato sotto la direzione di Abbado, Muti, Chailly, Sawallisch, Berio, Boulez, con orchestre quali la Filarmonica della Scala, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Berliner Philharmoniker, New York Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Orchestre National de France. Insegnante presso il Conservatorio di Milano per 24 anni. Dal 1999 al 2002 è stato direttore della Sezione Musica della Biennale di Venezia. Tiene regolarmente corsi di perfezionamento nelle istituzioni musicali in tutto il mondo e da trentacinque anni è invitato al Marlboro Music Festival nel Vermont. Attualmente è docente di musica da Scuola di musica di Fiesole e ha insegnato alla Escuela Reina Sofia. Ha svolto l'attività di direttore artistico presso alcuni enti (come la Giovine Orchestra Genovese, dal 1986 al 1995), è stato direttore musicale della Biennale di Venezia.

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