Giovanni Sollima - Massimo Quarta - Elena Faccani - Ludovica Rana - Claudio Laureti - Fabiola Tedesco
Ravel Schubert


Giovanni Sollima - Massimo Quarta - Elena Faccani - Ludovica Rana - Claudio Laureti - Fabiola Tedesco
Ravel Schubert



L'album

Maurice Ravel
Sonata per violino e violoncello
Allegro
Très vii
Lent
Vii, avec entrain
Il primo movimento del Duo pour violon et violoncelle di Ravel (questo il titolo originale della Sonata oggi in programma) comparve per la prima volta fra le pagine de "La revue musicale", rivista allora appenafondata: un numero speciale pubblicato alla fine del 1920, e intitolato "Tombeau de Claude Debussy"perché interamente dedicato a ricordare il noto compositore francese, scomparso nel 1918. Per questa celebrazione collettiva in musica di Debussy erano stati coinvolti alcuni dei compositori più importanti del tempo e fra loro, oltre a Ravel, c'erano anche Gian France­sco Malipiero (Hommage à Claude Debussy Op.28, per pianoforte), Igor Stravinskij (Frag­ment des Symphonies pour instrument à vent, per strumenti a fiato) e Manuel de Falla (Ho­menaje, per chitarra). Dovettero però passare quasi due anni prima che Ravel riuscisse a portare a termine, con un lavoro che lui stesso definì "accanito", la Sonata per violino e vio­loncello, poi pubblicata nel 1922 ed espressa­mente dedicata "à la memoire de Claude Debussy". Paginadall'abbinamento strumentale assai insolito quanto complesso da gestire, e che risultò, alla prima esecuzione a Parigi del 6 Aprile 1922 (con la violinista Hélène Jour­dan­Morhange, grande amica e poi biografa di Ravel, e il violoncellista Maurice Maréchal), particolarmente disorientante per il pubblico e per la critica. A spiazzare furono il linguaggio lucido e scabro, segnato da una spigolosa essenzialità che a volte suona perfino fero­ce, e che non di rado viene portato ai confi­ni estremi della tonalità. Caratteri dei quali lo stesso Ravel era del resto ben consapevole, come si capisce dalle sue parole, raccolte nel 1928 dalmusicologo Roland Manuel: "Credo che questa Sonata segni un punto di svolta nell'evoluzione della mia carriera. La scarnifi­cazione è spinta qui all'estremo. Rinuncia alla fascinazione armonica; reazione, per contro, sempre più marcata nel segno della melodia". Melodia che però non è mai completamente distesa,ma quasi rattrappita nella sua nuda essenzialità. E l'asciuttezza che ne deriva viene scalfita da urti nei timbri, da affilatez­za lucente nei ritmi, e non di rado disegnata da una sorta di inquietudine. Lo si sente giànell'Allegro d'inizio, aperto da una figurazione ondulata al violino che fa da sostegno al primo tema, quasiuna cantilena al violoncello, ma che con il suo andamento ossessivo si rivela importante nello sviluppo del fittissimo intreccio delle voci dei due strumenti. Il successivo Très vif è dominato dalla frenesia pungentedei pizzicati, sia al violino che al violoncello, tali da conferire al fulmineo movimento un'at­mosferaallucinata; è un gioco ininterrotto di trasformazioni e deformazioni, con movenze da danza popolare (al violino) che si rispec­chiano in gesti grotteschi (al violoncello), in un discorso intagliato anche da accentiag­gressivi e squarci dissonanti. Una calma e profonda melodia caratterizza invece il Lent: la intona, subitoall'inizio, il solo violoncello, che qui valorizza il suo registro più morbido e caldo, dopo essersi inerpicato, nei movimen­ti precedenti, per le zone più acute della sua tessitura. Quel motivo, severo ma allo stesso tempo intenso, viene poi ripreso dal violino, e i due strumenti si uniscono in un canto assorto e toccante, quasi una preghiera; lo intaccano, verso la fine, sinistre spigolosità ritmiche, ma poi riprende il suo nobile fluire verso la som­messa conclusione. Il Vif, avec entrain che conclude la Sonata è viceversa vivacissimo: la forma è quella di un rondò, con un tema principale caratterizzato dalla meccanicità del movimento e daun'intonazione baldanzosa, di gusto folklorico; intorno ad esso si dispongono una serie di motivi, per lo più desunti da idee dei movimenti precedenti. Ma la vitalità virtuosistica del movimento è governata da Ravel con la precisione minuziosa di un ore­fice, che nella sezione finale monta gli ingranaggi del discorso musicale in una fitta elabo­razione contrappuntistica, fino alla guizzante, conclusiva riproposta del tema  principale.

Franz Schubert
Quintetto per due violini, viola e due violoncelli in do maggiore, Op.163 D.956
Allegro ma non troppo
Adagio
Scherzo (Presto) ­ Trio (Andante sostenuto) Allegretto
Il Quintetto 0.956 appartiene all'estrema fase creativa di Schubert, e condivide il periodo di composizione con le tre ultime Sonate per pianoforte: da una lettera all'editore Probst sappiamo che, proprio come quelle, era stato completato nell'Ottobre del 1828 (e proba­bilmente iniziato a Settembre).                                    Di lì poche settimane,Schubert avrebbe lasciato per sempre questo mondo, a soli trentun anni. Ma se le Sonate 0.958, 959 e 960 avevano già conosciuto le loro prime esecuzioni pri­vate con l'autore ancora vivente, il Quintetto Schubert non lo ascoltò mai; e per la prima edizione a stampa si dovette aspettare il 1853, ben venticinque anni dopo la scomparsa del musicista. A determinare le perplessità degli editori (espresse anche per diverse altre com­posizioni degli ultimi anni di Schubert) furono le non poche difficoltà esecutive allora riscontrate, ma in particolare le dimensioni estese, per non dire gigantesche, di una partitura la cui durata andava benoltre i consueti confi­ni cronologici di una pagina cameristica. E in più, a disorientare erano i contenutiespressi­vi, quelli che oggi, uniti al superbo magistero compositivo dimostrato da Schubert, asse­gnanogiustamente il Quintetto alla categoria del capolavoro: non l'amabile cordialità da intrattenimento di una pagina cameristica, ma inquietudini e turbamenti umanissimi, stemperati da sprazzi di aneliti a una sereni­tà sentita come impossibile da raggiungere definitivamente. L'intero Quintetto pare con­figurarsicome una confessione intima, dispe­ratamente sincera. Capolavoro, unico nel suo genere anche per l'inconsueta combinazione strumentale, che non ha riscontri nella lette­ratura del Classicismo musicale viennese dell'epoca: al canonico quartetto d'archi (due violini, viola, violoncello) Schubert affianca un secondo violoncello, voce strumentale corpo­sa e grave che sposta il peso sonoro su una dimensione timbrica più scura, e inspessisce il tessuto rendendolo suggestivamente pros­simo a quello compatto mavariegato di una sinfonia. Inquietudini, si diceva, come in quel fremito di una nota lunga in crescendo che siripiega presto in un'ombra, subito all'inizio dell'Allegro ma non troppo che avvia il Quintetto, e dal quale prende man mano corpo il tema principale con la sua fisionomia sempre più drammatica. Da qui, in ungioco di strette concatenazioni che è caratteristico dell'intero movimento, Schubert fa generare il secondo tema, dalla natura marcatamente melodica: è un motivo intenso e struggente, quasi implo­rante, e viene cantato dai due violoncelli su un morbido accompagnamento di pizzicati. Un'idea che si rivela fondamentale, perché Schubert la sottopone a continue trasforma­zioni; così come determinante nello svilup­po si rivelerà quella sorta di terzo tema che timidamente affiora in questa prima sezione: una marcia, quasi accennata ma ben definita nel suo leggiadro passo militaresco. Di tutto questo materiale Schubert siserve con un'a­bilità sorprendente: costruisce un dialogo fra le cinque voci strumentali incalzante, dove le idee si rigenerano le une dalle altre, e che, so­prattutto, porta in sé un senso di una conse­quenzialitàstringente quanto carica di tensio­ni. L'Adagio che segue rappresenta il cuore espressivo dell'intero Quintetto; è il momento della più profonda confessione. Quasi irreale nella sua sinistra fissità e tutta pervasa da un senso di smarrimento suona l'atmosfera evo­cata all'inizio, con quel tema affidato al primo violino, sugli ipnotici pizzicati del secondo vio­loncello e sullo sfondo asettico creato dagli al­tri tre archi. È un tema senza fine, che procede esitando, e arriva come una supplica, carico di interrogativi senza risposta. Poi, d'improvviso, uno squarcio drammatico, l'armonia ripiega violentemente sulla tonalità minore, violino e violoncello si lanciano assieme in un gesto disperato, mentre il secondo violoncello si abbandona a un sordo brontolio, come di un tuono in lontananza. La veemenza dell'episodio si stempera nella ripresa del tema d'inizio, che però è ora disteso e ornato di iridescenti arabeschi nel lirico dialogo fra il primo violino e il secondo violoncello; l'atmosfera torna a rarefarsi, come all'inizio del movimento, ma la rapida apparizione del drammatico fremito che aveva sconvolto il movimento è, in pros­simità della conclusione, come un'ombra si­nistra, che fa da monito all'apparente calma conquistata. Il successivo Scherzo ha piglio e respiro decisamente sinfonici: a caratterizzar­lo sono infatti una pienezza sonora di gusto orchestrale e l'energica esuberanza del ritmo, dal rustico sapore popolaresco. Ma anche qui ci sono insoliti e tortuosi percorsi armonici a denunciare un'inquietudine di fondo. E a quel­la baldanza si contrappone poi il tono dolen­te e meditativo del Trio, l'episodio che sta al centro dello stesso movimento (fra lo Scherzo propriamente detto e la sua riproposta): qui riaffiora anche l'inizio del Quintetto, ma è so­prattutto quel tema severo da marcia funebre, intonato da viola e secondo violoncello, a con­ferire all'episodio una tinta sempre più cupa e avvolgente. L'Allegretto finale è una vivace gi­randola di trovate, che sul piano formale com­bina i principi del rondò (dunque riproponen­do più volte un'idea principale) e della forma sonata. C'è un tema danzante e tutto sbalzi, dal sapore ungherese, spavaldamente annun­ciato dal primo violino; un altro tema mosso da un'elegante grazia viennese, al violino e al vio­loncello primi; e infine un terzo tema, stavol­ta affidato ai due violoncelli, segnato da una malinconica cantabilità. Schubert crea qui un gioco strumentale vorticoso e incessante, fat­to di continue variazioni, di trasformazioni tim­briche e di rimandi, fino a predisporre per quei motivi entrate sempre più ravvicinate e ad im­primere, nella sezione finale, una travolgente accelerazione ritmica all'intero discorso. Una conclusione segnata da un'esaltazione pa­rossistica, e che per un momento, poco prima del termine del movimento, si scontra con una lacerante dissonanza. E alla fine, suona più come una danza macabra, freneticamente e disperatamente fatta ruotare su se stessa, che come un convincente tripudio di felicità.

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Discografia
Giovanni Sollima
L'artista

Giovanni Sollima

E' un violoncellista di fama internazionale e compositore italiano le cui opere sono più eseguite al mondo. Ha collaborato con Riccardo Muti, Yo-Yo Ma, Ivan Fischer, Viktoria Mullova, Ruggero Raimondi, Mario Brunello, Kathryn Stott, Giuseppe Andaloro, Toni Florio, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Labeque, Giovanni Antonini, Ottavio Dantone, Patti Smith, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Antonio Albanese e con orchestre come la Chicago Symphony Orchestra, Manchester Camerata, Liverpool Philharmonic (Artist in Residence 2015), Royal Concertgebouw Orchestra, Moscow Soloists, Berlin Konzerthausorchester, Australian Chamber Orchestra, Il Giardino armonico, Cappella Neapolitana, Accademia Bizantina, Holland Baroque Society, Budapest Festival Orchestra. Ha composto musiche per Peter Greenaway, John Turturro, Bob Wilson, Carlos Saura, Marco Tullio Giordana, Peter Stein, Lasse Gjertsen, Anatolij Vasiliev, Karole Armitage e Carolyn Carlson. Si è esibito all'Alice Tully Hall, Knitting Factory, Carnegie Hall (New York), Wigmore Hall, Queen Elizabeth Hall (Londra), Salle Gaveau (Parigi), Teatro alla Scala (Milano), Opera House (Sidney), Suntory Hall (Tokyo). Dal 2010 insegna all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove gli viene conferito il titolo di Accademico. Nel 2012, insieme a Enrico Melozzi, fonda i 100 Violoncelli. Nel 2015 ha composto il logo sonoro di Expo a Milano e inaugurato il nuovo spazio museale della Pietà Rondanini di Michelangelo. Giovanni esplora diversi generi utilizzando strumenti antichi, orientali, elettrici e inventivi, suonando nel deserto del Sahara, sott'acqua e con un violoncello di ghiaccio.La sua discografia è iniziata nel 1998 con un CD prodotto da Philip Glass per Point Music, seguito da undici album per Sony, Egea e Decca. Ha portato alla luce il musicista settecentesco, Giovanni Battista Costanzi, di cui ha registrato le Sonate e le Sinfonie per violoncello e basso continuo per l l'etichetta Glossa. Nell'ottobre 2018 ha ricevuto il Premio Anner Bijlsma alla Biennale del Violoncello di Amsterdam.
Suona un violoncello di Francesco Ruggieri (Cremona, 1679).

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Massimo Quarta
L'artista

Massimo Quarta

Vincitore del Primo Premio al Concorso Nazionale di Violino Città di Vittorio Veneto (1986) e del Primo Premio al Concorso di Violino Opera Prima Philips (1989), nel 1991 Massimo Quarta ha vinto il Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale di Violino N. Paganini di Genova. La sua attività concertistica lo porta ad esibirsi per le diverse prestigiose istituzioni concertistiche, suonando con i direttori più rinomati quali Yuri Temirkanov, Myun Wun Chung, Christian Thielemann, Daniele Gatti, Daniel Harding, Vladimir Yurowsky, John Axelrod, Janjo Mena, Sir Peter Maxwell Davies, Aldo Ceccato, Vladimir Spivakov, Isaac Karabtvchevsky, Daniel Oren.Trà i piú importanti violinisti della sua generazione, è stato ospite dei maggiori festivals come Stresa, Napoli, Città di Castello, Kuhmo, Bodensee, Kfar Blum, Berliner Festwochen, Sarasota, Ravenna, Lione, Potsdam, Spoleto, Ljubjana e, invitato da Gidon Kremer, il Lockenhaus "Kammermusikfest". Nato nel 1965, Quarta ha iniziato lo studio del violino a undici anni presso il Conservatorio T. Schipa di Lecce, proseguendo poi i suoi studi con Beatrice Antonioni al Conservatorio S. Cecilia di Roma. Si è successivamente perfezionato con Salvatore Accardo, Ruggero Ricci, Pavel Vernikov e Abram Shtern. Nonostante l'intensa attività solistica, ha affiancato da piu di venticinque anni quella di direttore d'orchestra, dirigendo orchestre quali la Royal Philharmonic Orchestra, l'Orchestra Filarmonica di Malaga, i Berliner Symphoniker, la Netherland Symphony Orchestra, la Shenzhen Symphony Orchestra, l'Orchestra della Svizzera Italiana (OSI), l'Orchestra Sinfonica di Sønderborg (Danimarca), l'Orchestra Sinfonica Nazionale di Buenos Aires, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, I Pomeriggi Musicali di Milano, l'Orchestra di Padova e del Veneto, la Filarmonica e la Sinfonica A. Toscanini, l'Orchestra Haydn di Bolzano.Ha debuttato al Musikverein di Vienna come solista e direttore con la Philharmonia Wien, al Concertgebouw di Amsterdam dirigendo la Netherland Symphony Orchestra e ha registrato sempre come direttore con la Royal Philharmonic Orchestra i Concerti di Mozart per due e tre pianoforti. Ha ricoperto la carica di solista e direttore principale dell'Orchestra dell'Istituzione Sinfonica Abruzzese ed è stato direttore artistico Musicale dell'Orchestra della Fondazione I.C.O. Tito Schipa di Lecce. E’ attualmente Direttore Musicale dell'Orchestra Filarmonica de la UNAM (OFUNAM) di Città del Messico. A Massimo Quarta sono stati conferiti il Premio Internazionale Foyer Des Artistes ed il Premio Internazionale Gino Tani per le Arti dello Spettacolo. Ha inciso per la Philips, per la Delos le Quattro Stagioni di A. Vivaldi con l'Orchestra da Camera di Mosca, i 24 Capricci di Paganini per la casa inglese Chandos, per la Dynamic un CD con musiche di N. Paganini, e, sempre di Paganini, l'integrale dei 6 Concerti per violino ed orchestra in versione autografa come violinista e direttore, integrale considerato "vera e propria pietra miliare per tutti gli appassionati del violino" (Il Giornale della Musica). Sempre per la Dynamic, nella veste di solista e direttore con l'Orchestra Haydn di Bolzano, sono stati pubblicati i Concerti n° 4 e 5 di H. Vieuxtemps.
Ha ottenuto ampi consensi dalla stampa internazionale ( Premio CHOC di "Le Monde de la Musique"), per aspetto rivoluzionario dato alla rilettura del repertorio Paganiniano che ha conquistato il pubblico, assegnandogli un posto d'onore tra i più insigni violinisti (The Strad) e definendolo "la personificazione dell'eleganza" (American Record Guide). Tra i suoi prossimi progetti discografici ci sono la registrazione delle Romanze op. 40 e op. 50 di Beethoven per violino e orchestra per Warner Classics e, sempre per Warner Classics, ha recentemente registrato le 6 Sonate e Partite per violino solo di J. S. Bach. Massimo Quarta è Accademico di Santa Cecilia ed insegna al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano (Musikhochschule).
Suona un violino G. A. Rocca del 1840.

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Elena Faccani
L'artista

Elena Faccani

Nasce a Bologna nel 1976, si diploma in violino al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e in viola al Conservatorio “Giuseppe Nicolini” di Piacenza. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass con Corrado Romano, Miriam Fried, Giuliano Carmignola e Franco Gulli. Nel 1997 ha vinto il secondo premio alla Rassegna Violinistica di Vittorio Veneto; nel 1998 le è stata assegnata una borsa di studio triennale dalla De Sono, che le ha permesso di frequentare l’Accademia di Perfezionamento Musicale “Lorenzo Perosi” di Biella sotto la guida di Francesco Manara e di Ana Chumachenko, diplomandosi con il massimo dei voti e menzione speciale. Primo violino dell’Orchestra Accademia della Filarmonica della Scala nel 2001 ha vinto il concorso indetto dal Teatro alla Scala e presieduto da Riccardo Muti, entrando a far parte stabilmente dell’Orchestra nella fila dei primi violini. Come viola solista ha eseguito la Sinfonia Concertante di Mozart con l’Orchestra Regionale della Toscana. Le è stato assegnato il premio “Barbirolli” (per il concorrente con il miglior suono) alla nona edizione del Concorso Internazionale per viola “Lionel Tertis” (Gran Bretagna).

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Ludovica Rana
L'artista

Ludovica Rana

Ha iniziato lo studio della musica all’età di 4 sotto la guida dei suoi genitori, entrambi musicisti, e, nonostante la giovane età, si è già imposta in prestigiosi Concorsi quali la 30 a Rassegna Nazionale d’Archi “Mario Benvenuti” di Vittorio Veneto nel 2010, ricevendo una borsa di studio, il Premio “The Note Zagreb” al IX Concorso Internazionale per giovani violoncellisti “Antonio Janigro” in Croazia nel 2012; nel 2016 il Primo Premio all’International Music Competition ‘Vienna’ Grand Prize Virtuoso e il “Young Virtuoso Award” al 1 th Manhattan International Music Competition di New York. Menzione speciale al Premio delle Arti del MIUR (Ministero dell’Università e Ricerca) nel Settembre del 2012, Ludovica ha anche vinto diversi Concorsi Nazionali quali “Euterpe” di Corato, “Città di Casamassima”, “Premio Terra degli Imperiali” a Francavilla, “Rosa Ponselle” di Matera. Nel mese di Maggio 2014, Ludovica ha vinto il 1° premio della Sezione Speciale del “Premio Francesco Geminiani” ricevendo in comodato gratuito per due anni il violoncello del Maestro Giovanni Lazzaro (Padova 2011) denominato “Furibondo”. Nel Giugno dello stesso anno, Ludovica si è diplomata con il massimo dei voti e la lode presso l’Istituto Musicale “Giovanni Paisiello” di Taranto nella classe del M° Andrea Agostinelli. Ha frequentato la Pavia Cello Academy e ha conseguito il Master in Music Performance presso Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano sotto la guida del M° Enrico Dindo.Attualmente frequenta il Corsi di Perfezionamento in Violoncello con il M° Giovanni Sollima e Musica da Camera con il M° Carlo Fabiano presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma e la Menuhin Academy a Rolle sotto la guida del M° Pablo de Navèran. Dal 2018 è sostenuta dall’Associazione culturale Musica con le Ali, esibendosi presso la stagione musicale Musica a Villa Durio (Varallo).
Suona un violoncello Claude – Augustin Miremont del 1870.

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Claudio Laureti
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Claudio Laureti

Nato a Roma, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Santa Cecilia nelle classi di Margot Burton e Luca Sanzò, proseguendo poi gli studi presso l’Haute Ecole de Musique de Lausanne con Diemut Poppen, presso l’Hochschule für Musik und Tanz di Colonia con Alexander Zemtsov e presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, nella classe di Bruno Giuranna. Premiato in diversi  concorsi come l’Anton Rubinstein International Competition (Düsseldorf) e Virtuoso & Belcanto (Lucca), ha partecipato a masterclass con Nobuko Imai, Kim Kashkashian, Lars Anders Tomter, Hartmuth Rohde e Wilfried Strehle. SI è esibito come solista e camerista  in tutta Europa, in sale come il Gran Teatro La Fenice di Venezia, la Philharmonie di Colonia, il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro Sociale di Como, collaborando con artisti come Ton Koopman, Giovanni Sollima, Franco Petracchi, Andrej Bielow, Luc-Marie Aguera (Quartetto Ysaÿe), Karl-Heinz Steffens, Antonio Meneses, Giuseppe Andaloro, Salvatore Accardo, Francesca Dego, Bruno Giuranna, Marko Ylönen, Alexander Zemtsov e Robert McDuffie, ospite di istituzioni come lo Zermatt Festival, in collaborazione con lo Scharoun Ensemble dei Berliner Philharmoniker, Villa Musica Rheinland-Pfalz, il Festival OperaEstate, il Fiskars Summer Festival, Aurora Chamber Music, l’Accademia dei Cameristi di Bari, la Swiss Chamber Academy, il Rome Chamber Music Festival, il New Generation Festival ed il Talich Beroun Festival. Alcuni dei suoi concerti sono stati inoltre registrati per emittenti come SWR (Südwestrundfunk) e RaiRadio3. Dal 2019 inizia la sua collaborazione con l’Associazione Culturale Musica con le Ali, grazie al cui sostegno si esibisce in numerosi concerti in tutta Italia, collaborando con alcuni fra i migliori musicisti del proprio Paese. Nel 2020 inoltre, grazie al patrocinio dell’Associazione, pubblica il suo primo CD, registrato live in occasione del concerto con Giovanni Sollima, Massimo Quarta e altri giovani talenti italiani presso il Teatro La Fenice di Venezia. È inoltre sostenuto dal programma NeuStart Kultur del Deutscher Musikrat, e dal 2018 partecipa regolarmente ai progetti della Lead! Foundation Finland. Dal 2021 è borsista della Fondazione Villa Musica Rheinland-Pfalz. Si è esibito al fianco di ensemble quali l’Orchestre de Chambre de Lausanne, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Kölner Kammerorchester, la Finnish Chamber Orchestra, la European Union Chamber Orchestra e la Mahler Chamber Orchestra, e direttori come Antonio Pappano, Esa-Pekka Salonen, Andrés Orozco-Estrada, Jorma Panula, Klaus Mäkela, Vassily Sinaisky, Jukka-Pekka Saraste, Juraj Valcuha, Sakari Oramo e Leif Segerstam.

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Fabiola Tedesco
L'artista

Fabiola Tedesco

Nata nel 1997 a Moncalieri (TO) , ha cominciato giovanissima lo studio del violino,  frequentandoo il Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Torino dove si è diplomata nel 2014, con il massimo dei voti, lode e menzione speciale, sotto la guida di Sergio Lamberto. Ha seguito masterclasses con Vadim Brodsky, Uto Ughi e Tyoko Takezaw e segue regolarmente le masterclasses di Ana Chumachenco in tutta Europa. Attualmente si perfeziona con Rudens Turku presso il Voralberger Landeskonservatorium di Feldkirch (Austria) e presso l’Accademia Perosi di Biella con il sostegno della De Sono che, nel 2016, le ha anche assegnato la Borsa di studio del pubblico. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali e internazionali, è borsista di De Sono Associazione per la Musica (da cui ha ottenuto anche la Borsa di Studio del Pubblico nel 2016), Fondazione CRT, Friends of Rudens Turku e International Musical Academy of Liechtenstein. Si esibisce regolarmente in Europa e Sud America. Ha preso parte a importanti festival, tra cui MITO, Il Bello da Sentire (Musei Vaticani), Kronberg Academy, Starnberger Musiktage, Musiktage Seefeld, Festival Europeo de Solistas (Caracas). Come solista si è esibita con Kiev Radio Philarmonic Orchestra, Collegium Musicum Ostschweiz, Orquesta Sinfonica Juvenil José Francisco del Castillo, Perosiensemble, Orchestra dell'Università di Innsbruck, Orchestra del Conservatorio “G. Verdi” di Torino, Vorarlberger Landeskonservatorium Symphony Orchestra. Fabiola Tedesco suona un violino costruito da A. D'Espine (Torino, 1820). Il prestito di questo strumento rientra nell'attività del progetto "Adopt a Musician", una fra le iniziative ideate e gestite da MusicMasterpieces - Lugano.

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